Non ci è bastato: torneremo alla normalità

Non entro nel merito di scenari politici, complotti o vicende degne di Cassandra Crossing (non è questa la sede), se non per affermare come la pandemia tuttora in atto sia figlia della normalità.
Sotto molteplici aspetti sono state proprio la normalità e la banalità del male fatte di trascuratezza, pigrizia, omissione della vigilanza in nome della comodità, a condurci dove siamo arrivati, a questo livello omicida per l’ambiente e per la nostra specie.
Temo inoltre che, passata la paura e ad onta delle attestazioni verbali, la maggior parte dell’umanità non intenda cambiare stile di vita, non sappia e non voglia darsi da fare per costruire un mondo migliore.Il tema di questo scritto, da me numerose volte affrontato come attesta la selezione bibliografica in calce, è il consumo del suolo: espressione tanto efficace quanto impropria poiché il suolo non si consuma, ma cambia uso attraverso i processi di trasformazione dalle funzioni agricole o naturali a quelle urbane.
Nella sola Lombardia, regione che possiede le terre più fertili in assoluto e contribuisce per il 18% al prodotto agroalimentare nazionale, dal 1999 ad oggi sono andati perduti oltre 79mila ettari con la provincia di Monza e Brianza in un’inscalfibile posizione di assoluto rilievo.
È nota la nostra posizione a favore del riutilizzo del suolo, non solo in ambito urbano e pur nella consapevolezza che ciò non sia sempre possibile neppure a favore del ripristino a verde, causa sostanze tossiche massicciamente sversate da aziende che, dopo aver operato in modo criminale, hanno chiuso per fallimento o delocalizzazione, lasciando un’insostenibile gravame ambientale e sociale.
Gli esempi non mancano, dalle Fonderie e smalterie Genovesi di Latina all’ex polo chimico di Pioltello, dalle acciaierie di Cornigliano all’Ilva di Taranto, dalle Cokerie di San Giuseppe di Cairo a Marghera, dai Cantieri dell’Adriatico di Monfalcone a quel che resta della SIR di Rovelli o della Breda a Sesto San Giovanni. E mi fermo qui perché l’elenco farebbe invidia a quello telefonico.
A legare idealmente le diverse storie c´è il miraggio dell´occupazione, pompato da politici ignoranti e corrotti, sogno che costantemente si infrange dopo che le aziende, indecenti idrovore di denari pubblici in forma di sovvenzioni ed incentivi, cessano l’attività e spariscono lasciando cassa integrazione, finché dura, insanabile devastazione del territorio e morti per tumore.
Prendiamo l’operosissima Lissone, già faro illuminante della Brianza che lavora: perduti da tempo gli scettri di comune con il maggiore consumo di cocaina e di capitale del mobile, mantiene però saldamente, con un’aliquota del 76,1%, quello della più elevata percentuale di suolo consumato, e risulta prima in Lombardia.
Sul tema del consumo del suolo si sono affollati convegni con dati, considerazioni, esortazioni e moniti ma va detto che la coscienza ecosostebibile non abita qui: nel recente passato Arca Lombardia varò il Progetto SUOLI, Superfici Urbanizzate Opportunità di Lavoro per le Imprese, tendente a favorire l’incontro fra il mondo imprenditoriale e le amministrazioni locali per sviluppare nuove opportunità di lavoro attraverso il recupero delle aree urbane dismesse e sottoutilizzate. Adesioni: zero.
Purtroppo, è un dato di fatto: l’eccesso di cemento inquina le vie respiratorie, le anime, l’autostima e i cervelli, consumando la natura al ritmo di tre metri quadri al secondo, portando la quota di territorio coperto da strade, case, industrie, parcheggi e via enumerando al 7,72%.
Vale a dire 23.263,29 km² su 301.338 di superficie nazionale e quasi il doppio rispetto alla media europea assommante al 4,3%.
Le percentuali più alte? La minuscola Liguria con il 21.09% di territorio compromesso, la Lombardia con il 18,02, la Campania con il 17,92 ed il Veneto con il 15,03.
Aggiungiamo almeno il 50 per cento delle coste irrimediabilmente perduto e il desolante quadro è completo.
A dimostrazione del fatto che la situazione non interessa a nessuno, si sente parlare in questi giorni, con ossessiva frequenza e con toni da tregenda, della crisi che attanaglierà edilizia e mercato immobiliare.
Ho letto relazioni, ascoltato opinioni, analizzato statistiche e proiezioni e, secondo me, non sarebbe il caso di parlare di crisi ma di temporanea stagnazione.
Sarà che io non dimentico il malvezzo che originò trascorse crisi: valori di perizia gonfiati del 120 ed anche del 150 per cento al fine di ricomprendervi il costo dell’immobile, del notaio e persino dei mobili, giungendo addirittura a falsificare le buste paga per avere la capienza del mutuo.
Possedere una casa fa parte della mentalità nazionale e questo dato contribuisce non poco a muovere il comparto dell’edilizia, unitamente al fatto che, akashicamente povero, l’italilandese cerca la casa nuova, che alla fine trova in quartieri dormitorio, più o meno eleganti, collegati dalla solita ragnatela di tangenziali e corredati dall’onnipresente centro commerciale.
E tutto ciò consuma suolo in modo imponente e senza ripensamenti o ritegno.
E concludo con un’annotazione personale. Sono un professionista, cerco di svolgere il mio lavoro nel migliore dei modi, attento alle istanze sociali ed all’ecosostenibilità senza prostituirmi a iniziative che contrastano con il mio senso di integrità.
E rilevo come tale modalità mi conduca sempre più fuori dal coro dei belanti. A me va bene così.

Alberto Cazzoli Steiner

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
2014.03.04 – Carletto guarda: le Apuane! Dove papà? Non le vedo
2016.09.02 – Pole position per Monza e brianza: nel consumo del suolo
2017.02.24 – Consumo del suolo: quando il riuso non è possibile
2019.10.24 – Stiamo perdendo terreno: mai così allarmanti i dati sul consumo del suolo