Ecobonus, da magnamagna a pianto greco

L’esperimento è riuscito: chi di dovere ha inequivocabilmente compreso che la gran massa degli italilandesi è costituita da beoti ai quali è possibile far bere qualsiasi intruglio. Strappiamo perciò il Velo di Maya e diciamolo apertis verbis: l’ecobonus è la manna dal cielo, è grasso che cola per imprese, professionisti e banche. E persino per lo stato, maestro del gioco delle tre carte che grazie a norme incomprensibili, contraddittorie, incomplete, soggette ad interpretazione, nella circostanza de quo se ne sta, come i malfattori delle vignette de La Settimana Enigmistica, acquattato dietro l’angolo, pronto a randellare il malcapitato cittadino in errore, revocandogli il beneficio e comminandogli sanzioni da levare la pelle.L’ecobonus, alla prova dei fatti e non temo smentite, è un solenne imbroglio, che si presta ad incertezze, dubbi, potenziali perdite economiche, abusi: e il trainante, e il 60%, no il 58, no 71 l’omm e mmerda, 90 la paura. E che cazzo, avete rotto i coglioni con il vostro costrutto mafioso, pianificato a tavolino per estorcere denaro favorendo corruzione e mazzette.
Un paio di esempi? Il primo: non è possibile che in un paese civile, culla del diritto (sì, sempre in culla poiché non è mai diventato adulto) non vi sia chiarezza normativa su infissi e serramenti. Ammissibili, non ammissibili, e se sì in quale misura, con vetrocamera, in legno, plastificati, spalmati di nutella.
E il cappotto? Che rottura di palle! tutti ne parlano, insieme con la pompa di calore è l’ago della bilancia delle riqualificazioni energetiche ma sembra che a piede libero (per ora, il tempo è galantuomo) vi sia solo gente che non ne ha mai fatto uno: e dev’essere realizzato a stelline, no a righe orizzontali, bianco e nero perché dona, mai sotto il segno dell’Ariete. Ma andate a vendere le angurie, cazzo!
Ed ora pare che sul paese di bengodi si stia abbattendo l’asteroide: l’edilizia cinese starebbe facendo saltare il vantaggio, lasciando professionisti e imprese in un mare di lacrime.
L’aumento dei prezzi del tondino avrebbe toccato, a maggio, quota 15,4%, balzo che ha portato l’aumento, calcolato dal novembre scorso, al 150%.
Ma, scusate, i tondinari del Bresciano che fine hanno fatto? Si sono convertiti all’idroponica? E poi non è che per l’ecobonus si debbano costruire pilastri a manetta…
Naturalmente l’Ance ha tuonato: “Provvedimenti subito!” nel solco del più classico assistenzialismo imprenditoriale: perdite spalmate sui cittadini, guadagni goduti dalle aziende, tasse … no, dai, non scherziamo, quali tasse?
Sembra che il settore cinese delle costruzioni valga il 40% della domanda locale di acciaio, pari al 50% della domanda globale. Come dire che in Cina si costruisce e nel resto del mondo si fa flanella.
Ma si rendono conto, i giornalaioli, delle cazzate che scrivono? Certo, nessuno va a confutarli perché il lettore medio o è deficiente o è colluso. E una cosa non esclude l’altra.
Tirano in ballo persino il polietilene, tanto noto quanto robusto materiale per costruzione, che avrebbe subito un incremento del 110% tra novembre 2020 e aprile 2021, il rame del 29,8%. Per fortuna che da noi ci sono i zingheri che raccolgono quello che cade dai camion, altrimenti non sapremmo come fare.
Forti carenze dei materiali e lunghi tempi di consegna avrebbero inoltre comportato aumenti a legname, laterizi, serramenti, carpenterie e ferramenta, e fino all’autunno è previsto che i prezzi crescano ulteriormente.
L’inevitabile ridimensionamento, a fine anno, si attesterà comunque su prezzi elevati, e già oggi professionisti ed imprese hanno preso la palla al balzo rivedendo conteggi e preventivi. Ma guarda un po’ che danni che ti combina la causa di forza maggiore…
Professionisti e imprese sostengono che si troveranno a sopportare improvvisi aggravi dei costi, con il rischio che si arrivi a un blocco generalizzato dei cantieri e, paventando di dover lavorare in perdita, chiedono misure eccezionali ed immediate per scongiurare il fermo di innumerevoli cantieri pubblici e privati. Detto in altri termini: o lo stato sovvenziona o si chiude baracca lasciando a casa decine di migliaia di lavoratori.
Chi sta stilando capitolati e offerte afferma che forse farà in tempo a correggere il tiro, sempre che i prezziari vengano aggiornati in tempo, una chimera conoscendo tempi e capacità di questo stato cialtrone, i cui pegiori esponenti non sono i politici ma i fancazzisti statali, oggi gratificati da smart working, aumenti generalizzati e benefici vari.
Altre imprese affermano invece che, se andrà bene, lavoreranno in pari, e se andra male lavoreranno in perdita. Insomma, c’è aria di flop in una norma nata male e cresciuta peggio, trasformatasi da magnamagna in pianto greco.
Come dite, io? Io ho preso quattro pratiche, quattro di numero proprio perché si tratta di amici e conoscenti, e mi sono ben guardato dal prenderne altre. Grazie al cielo non ho bisogno di smazzettare tecnici comunali per campare.

Alberto Cazzoli Steiner